Cosa ci ha insegnato la stilista e attivista inglese Vivienne Westwood? Tutto si riassume in queste semplici parole: “Compra meno, scegli bene, fallo durare”. Tre piccole azioni dal potere enorme: se ne applicassimo almeno una parleremmo molto meno di sovrapproduzione, inquinamento e sfruttamento del lavoro nell’industria globale del fashion.

Da stilista Vivienne Westwood era consapevole dell’impatto del settore della moda sull’ambiente e sulle persone.  Per questo ogni sua collezione e sfilata era una denuncia, un modo per trasformare la causa del problema in una soluzione.

Una bella contraddizione, eppure la sua casa di moda, unica e indipendente, ha dimostrato che un’altra industria della moda è possibile. Che la moda stessa può contribuire a creare un mondo migliore.

Vivienne Westwood e la crociata contro il cambiamento climatico e le ingiustizie

Vivienne aveva intrapreso una vera e propria crociata contro il cambiamento climatico e il consumo eccessivo di risorse naturali.

Negli ultimi 20 anni ha sostenuto centinaia di cause, ONG, enti di beneficenza e campagne, collaborando tra gli altri con Amnesty International, War Child e Liberty. Ha anche lanciato il suo movimento Climate Revolution.

Inoltre, è stata anche ambasciatrice di Greenpeace, disegnandone nel 2013 il logo ufficiale ‘Save the Arctic‘. Successivamente, ha lanciato una campagna globale per fermare le trivellazioni e la pesca industriale nell’Artico.

Attivista fino alla fine

Vivienne Westwood si è spenta ieri a 81 anni, circondata dalla sua famiglia, a Clapham, nel sud di Londra, si legge nel post dell’account instagram della casa di moda.

L’anno scorso ha festeggiato 40 anni di carriera dalla sua prima sfilata del 1981. Anni raccolti in un libro che riunisce le sue inimitabili creazioni e quelle disegnate dal marito e collaboratore Andreas Kronthaler.

Vivienne Westwood è stata una delle stiliste più stimolati, anticonformiste e influenti al mondo.

Credo che la sua eredità più grande sta proprio in queste semplici parole che vale la pena ripetere: “Compra meno, scegli bene, fallo durare”.

Foto tratta dal sito viviennewestwood.com

0 Shares:
Leggi anche
Leggi tutto

Made in Pakistan, nelle fabbriche di abbigliamento in sicurezza

In Pakistan sono circa 4 milioni i lavoratori del settore tessile e abbigliamento. Sono soprattutto donne. Lavorano all'interno di fabbriche insicure o a domicilio per rifornire i principali marchi di moda globali. Ma ora a loro tutela c’è un importante accordo.
Leggi tutto

Non esiste una moda sostenibile senza un salario dignitoso

Quanto vale il salario dignitoso di base in Italia? 1.905 euro netti mensili, ipotizzando quaranta ore di lavoro settimanali. E' la proposta della Campagna Abiti Puliti per una moda sostenibile a partire dal diritto universale al salario dignitoso.
Leggi tutto

Moda circolare: la classifica dei migliori marchi globali

Patagonia, Levi's e The North Face sono in vetta alla classifica del Circular Fashion Index . Bene anche OVS e Gucci al quinto e al sesto posto. Come Paese, l’Italia si piazza al secondo posto dopo la Francia.