La fast fashion è fuori moda? Non ancora, ma lo sarà o almeno spero. A un anno dalla Strategia per il tessile sostenibile e circolare, la Commissione europea ha lanciato la campagna ReSet The Trend. Il motto #ReFashionNow è un invito ad attivarsi prendendo coscienza delle problematiche ambientali e sociali causate dalla fast fashion, la moda veloce.

Questa campagna appena iniziata, e che terminerà a fine marzo, è rivolta essenzialmente ai giovani dai 18 anni ai 35 anni. È vero che brand come H&M, Zara, Primark o dell’ultra fast fashion Shein hanno come target privilegiato i giovani, ma la moda veloce per le sue collezioni continue a prezzi invitanti (se non stracciati) fa presa un po’ su tutti, purtroppo. E sugli adolescenti, soprattutto.

Per partecipare sui social media, sul sito della Campagna c’è il ReSet the Trend Filter per sbizzarrirsi con le foto e portare il proprio messaggio.

Comunque, la campagna ReSet The Trend è anche l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica in generale sulla Strategia dell’Ue per il tessile sostenibile e circolare. In pratica, cosa sta facendo l’Unione europea per una moda capace di produrre meno e meglio, che sia responsabile della vita di un prodotto in tutte le sue fasi, che non distrugga l’invenduto o i resi, che sia capace di creare abbigliamento e calzature riutilizzabili, riparabili e riciclabili. Una moda che non sfrutta il lavoro, che preserva l’ambiente e senza dichiarazioni di sostenibilità ingannevoli.

Una nuova direttiva contro le dichiarazioni “verdi”

Sul greenwashing, ad esempio, nelle prossime settimane la Commissione Ue presenterà la nuova direttiva green claim. Un provvedimento molto atteso visto che le dichiarazioni false e ingannevoli sui prodotti di tutti i settori nell’Ue abbondano. Nell’abbigliamento e calzature neanche a parlarne.

Insomma, l’Ue sta preparando una serie di direttive che riguardano tutti questi aspetti e altri ancora.

Ne ho parlato nell’articolo Perché la fast fashion ha gli anni contati, ma puoi trovare altri contenuti sul sito della campagna ReSet The Trend, insieme a utili consigli per ristabilire un rapporto equilibrato con la moda.

L’obiettivo della Strategia è di arrivare al 2030 con un modello di produzione e consumo totalmente diverso da quello attuale, il cosiddetto modello lineare del produci, consuma e getta. A questo si dovrà contrapporre un modello circolare basato sulle 3 R: Riduci, Riusa, Ricicla.

La vera rivoluzione? Comprare meno

La politica, le normative, le direttive hanno tempi lunghi. Quindi, c’è poco da fare, il potere più grande lo abbiamo noi. Io e te. Noi che decidiamo di comprare o non comprare. Ecco, se ognuno di noi riducesse gli acquisti di abbigliamento e calzature (io sono ormai a zero) l’industria della moda sarebbe costretta a ridurre la produzione. Da qui inizia la vera rivoluzione.

Comprare meno, significa prendersi cura di quello che già possediamo, farlo durare di più, riadattarlo quando occorre, riparare e scambiare i vestiti.

E questo non vuol dire avere l’armadio vuoto. Anzi. È stato calcolato che circa un terzo di quello che è nei nostri armadi non lo utilizziamo. Quindi comprare meno, non è un gran sacrificio. Anzi, è un vero affare!

Infine, ci tengo a citare questa frase: “Sostenibilità significa anche amare quello che si indossa e prendersene cura”, appunto. Lo ha ricordato Roxana Puris, designer romena, all’incontro assieme ad altri giovani designer e attivisti con il commissario per l’ambiente Virginijus Sinkevičius, in occasione del lancio della campagna ReSet The Trend.

Foto di Gustavo Fring

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