I jeans invecchiati, con quell’effetto consumato benché appena comprati, hanno il loro fascino. Piacciano. È una moda che non conosce crisi. Peccato però che questo effetto scolorito nuoce gravemente alla salute dei lavoratori e a quella dell’ambiente a causa delle sostanze chimiche utilizzate.  

Dopo 15 anni dalla messa la bando in Turchia della pratica della sabbiatura per lo sbiancamento del jeans, Clean Clothes Campaign (CCC) ha indagato su un altro sistema molto diffuso: l’uso del permanganato di potassio (PP) che l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) ha classificato come sostanza chimica pericolosa.

Tanto per rendere l’idea, sul piano ambientale è definita molto tossica e con effetti duraturi per la vita acquatica; sulla salute dei lavoratori, invece, provoca gravi ustioni cutanee e danni agli occhi. Se l’esposizione è prolungata o ripetuta può danneggiare anche gli organi, come fegato e reni.

Inoltre, si sospetta che danneggi anche la fertilità e il nascituro.

In Turchia, però, da dove l’Unione europea importa il 23% dei jeans confezionati, non esiste alcuna legislazione che limiti o regoli l’uso del permanganato di potassio.

La Clean Clothes Campaign ha prodotto due indagini sugli effetti del PP sulla salute dei lavoratori e sull’ambiente in Turchia: Potassium Permanganate Spray Report, con interviste ai lavoratori, e Use of Potassium Permanganate by Brands and Its Effects on the Environment che ha esaminato 44 brand che producono jeans in Turchia.

Dalla sabbiatura al permanganato di potassio

In Turchia il sistema della sabbiatura per l’invecchiamento del jeans è vietato dal 2009. Questo metodo costringeva i lavoratori del denim a respirare quotidianamente polveri di silicio cristallina e ammalarsi di silicosi, una malattia incurabile ai polmoni che può portare velocemente anche alla morte.

All’epoca, i lavoratori turchi affetti da silicosi si riunirono nel “Comitato di solidarietà dei lavoratori della sabbiatura del denim”. Appoggiati da medici, associazioni per i diritti umani, giornalisti e artisti, riuscirono a vietare la pratica della sabbiatura nel loro Paese.

Nel 2010 Clean Clothes Campaign lanciò la campagna internazionale “Killer Jeans” che impegnò 40 grandi marchi a escludere la sabbiatura del denim nelle loro catene di fornitura, anche in quei Paesi dove non c’era un esplicito divieto di legge.

Si tratta comunque di una pratica forse non completamente sparita. Infatti, nel 2018 una puntata di Report “Pulp Fashion” accusava alcuni marchi di aver continuato con il metodo della sabbiatura, semplicemente spostando la produzione.

Ad ogni modo, dopo il divieto in Turchia, le aziende tessili dovettero scegliere altri metodi e il permanganato di potassio risultò il più economico rispetto ad altri sistemi come la tecnologia laser. 

Jeans invecchiati: cos’è il permanganato di potassio

Il permanganato di potassio è un prodotto chimico solido di colore scuro, inodore, simile alla sabbia, noto per la sua facile applicazione e azione rapida.

La miscela può essere applicata manualmente sul tessuto con una pistola a spruzzo. Dopo questo procedimento la parte trattata risulta di un colore rosso. Successivamente, il jeans viene lavato con solfito per neutralizzare il PP e ottenere l’effetto desiderato.

Con questo metodo un operaio può scolorire fino a 800 jeans al giorno.

Un altro sistema, sempre manuale, è l’applicazione con una spazzola che prevede comunque il successivo lavaggio. Con questo metodo un operaio può scolorire fino a 600 paia di jeans al giorno.

Nei casi migliori vengono utilizzati macchinari appositi in grado di candeggiare fino a 3.500 pantaloni al giorno.  

Permanganato di potassio: salute e condizioni di lavoro

I lavoratori tessili del denim conoscono molto bene gli effetti della sabbiatura sulla salute, ma non sanno quasi nulla rispetto permanganato di potassio. Questo è quanto emerge dalle interviste fatte da Clean Clothes Campaign Turchia.

I lavoratori intervistati provengono dall’Anatolia o dalla Regione del Mar Nero, sono arrivati a Istanbul in cerca di un lavoro e nel tessile è più facile trovarlo rispetto a un altro settore.

Lavorano 72 ore a settimana, 12 ore al giorno 6 giorni su 7. Questa è la norma.

Le conseguenze del PP sulla salute maggiormente riscontrati nel corso delle interviste sono state le irritazioni alla pelle (almeno per ora).

I datori di lavoro forniscono maschere o guanti in modo arbitrario. Viste le molte ore di lavoro, indossarli crea disagio e fastidio. Ad ogni modo, si tratta di sistemi di protezione antipolvere che non proteggono dai gas chimici. D’altra parte le maschere idonee costano molto di più rispetto a quelle comunemente fornite.

Più difficile sapere cosa accade nelle officine illegali che lavorano in subappalto alla periferia di Istanbul. In questi casi la forza lavoro è costituita da immigrati, soprattutto afgani, siriani, iracheni. Spesso senza documenti, guadagnano la metà rispetto ai loro “colleghi” turchi.

Altro passaggio da sottolineare è che prima dell’applicazione del PP il jeans va levigato. In questo modo i lavoratori inalano particelle di fibre con il rischio di sviluppare la bissinosi, una malattia polmonare nota come “il polmone dei lavoratori del cotone”.

Gli effetti dell’inquinamento ambientale del PP

Nel report Clean Clothes Campaign Turchia ha anche approfondito gli effetti del permanganato di potassio sull’inquinamento ambientale nel bacino del fiume Ergene. In questa aerea si concentrano la maggior parte delle industrie tra le quali quelle tessili e dello sbiancamento del jeans. Ebbene, il bacino dell’Ergene è da tempo alle prese con l’inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria a causa degli scarichi industriali.

Il fiume Ergene è indicato come il “fiume morto”.

L’inquinamento da PP non riguarda solo la Turchia: nel mondo vengono utilizzate quotidianamente oltre 5 tonnellate di questa sostanza, provocando gravi danni all’ambiente circostante. Il manganese infatti è un metallo pesante che non si biodegrada e danneggia il DNA delle creature acquatiche.

Lo sbiancamento di 100 chilogrammi di materiale tessile con PP provoca circa 500 litri di acque reflue.

Foto tratte dal report Use of Potassium Permanganate by Brands and Its Effects on the Environment .

Jeans invecchiati con il permanganato di potassio: i brand che producono in Turchia

Come accennato all’inizio, Clean Clothes Campaign ha esaminato 44 marchi che producono jeans in Turchia. Di questi solo 12 si sono impegnati a rispettare la Manufacturing Restricted Substances List (MRSL) di Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC), fondazione impegnata nella gestione di una chimica più pulita e sostenibile nella moda.

La lista MRSL, però, non vieta del tutto l’uso del PP, ma raccomanda fortemente misure di salute e sicurezza sul lavoro, oltre che garanzie per la salvaguardia dell’ambiente. I marchi che hanno aderito a questo standard esaminati nel report sono H&M, Mango, Levi Strauss, Inditex, Next, Marks&Spencer, Benetton, Hugo Boss, Lacoste, PVH, Ralph Lauren e Diesel.

Riguardo a Mavi, brand turco, adotterà l’elenco MRLS entro il 2030, mentre Koton, altro marchio turco, lo farà “nei prossimi anni”.

Cosa chiede la campagna Clean Clothes Campaign

La Clean Clothes Campaign raccomanda pertanto ai marchi di:

  • Migliorare la trasparenza della catena di fornitura, comprese le informazioni sui luoghi di produzione e sulle sostanze chimiche utilizzate nei loro prodotti.
  • Sviluppare e attuare politiche riguardanti l’uso di sostanze chimiche nelle loro catene di approvvigionamento, comprese misure di salute e sicurezza e mitigazione del danno ambientale.
  • Ridurre immediatamente l’uso del PP, sapendo che i danni ambientali e le malattie professionali si sviluppano nel corso degli anni.

Cosa puoi fare per evitare di acquistare jeans invecchiati con sostanze chimiche pericolose

Come vedi l’invecchiamento del jeans è estremamente impattante per la salute dei lavoratori e per  l’ambiente. Sapere come vengono scoloriti i tuoi jeans non è cosa semplice, vista l’opacità della catena di fornitura dei principali marchi di moda.

Puoi informarti attraverso i siti web e i canali di comunicazione dei brand. Lo so, non è semplice, ci vuole tempo, ma puoi provarci. Puoi anche utilizzare l’app Good On You e scoprire anche marchi alternativi.

Su tutte, c’è una cosa da tenere a mente: nel mondo ogni anno vengono prodotti ben 2 miliardi di paia di jeans per un giro d’affari di 42 miliardi di dollari. In media ognuno di noi ne ha 6 paia nell’armadio. Troppi, non credi?

Quindi, il consiglio migliore che sento di darti è: prima di qualsiasi acquisto chiediti se ne hai davvero bisogno. Se la risposta è sì, allora valuta di acquistare un jeans, o qualsiasi altro capo in denim, usato o vintage.

Non hai che da scegliere, ormai sono sempre di più i negozi, i mercatini del second hand e del vintage. Puoi anche cercare online, troverai piattaforme dell’ecommerce dell’usato e app da scaricare.

Puoi anche partecipare a uno swap party dove i capi in denim non mancano mai.

Leggi anche: 5 cose da fare a costo zero (o quasi) per vestirsi sostenibile e circolare.

Le occasioni per evitare di acquistare un jeans nuovo altamente impattante non mancano.

Per concludere, ti consiglio di vedere questa inchiesta di RSI sugli impatti della produzione del jeans in Bangladesh e in Turchia. Scoprirai che il permanganato di potassio non è l’unico problema.

Insomma, non c’è bisogno di fomentare una industria della moda che non dà garanzie ambientali e sociali su come e dove produce. Le conseguenze, come avrai capito, sono incalcolabili.

Foto: Canva

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