Anche tu compri vestiti di seconda mano? Sei in buona compagnia. Il mercato dell’abbigliamento usato è in continua crescita. Ormai è una scelta che riguarda sempre più persone e tutte le generazioni, seppur con motivazioni diverse.

La conferma arriva dal rapporto annuale 2024 di ThredUp, piattaforma statunitense, tra le più grandi al mondo, di rivendita online di abbigliamento, scarpe e accessori usati.

Secondo le stime della società di analisi GlobalData, contenute nel report, dal prossimo anno il 10% del mercato globale di abbigliamento sarà di seconda mano.

Non solo, entro il 2028 l’abbigliamento usato varrà ben 350 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuale medio del 12%. Gli Stati Uniti sono in prima linea con una crescita prevista dell’11% e un valore di 76 miliardi di dollari.

Foto Thredup.

Insomma, il settore dell’abbigliamento di seconda mano è più promettente che mai. Infatti, diversi colossi del fashion stanno proponendo, accanto al nuovo, anche l’acquisto di abbigliamento usato a proprio marchio.

Una strategia che nel caso delle multinazionali del fast fashion sa di greenwashing: in pratica una operazione di sostenibilità ambientale di facciata se non accompagnata dalla riduzione dell’abnorme volume di articoli che producono durante l’anno.

Ad ogni modo, nella gerarchia dei rifiuti il riuso è la prima strada da percorrere quando un capo è ancora in buone condizioni. Tanto più che con tutto l’abbigliamento oggi in circolazione abbiamo di che vestire le prossime sei generazioni.

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Ma quali sono le motivazioni che spingono a comprare abbigliamento usato rispetto all’acquisto di un capo nuovo di zecca?

Il 60% dei consumatori statunitensi afferma che l’abbigliamento di seconda mano offre il miglior rapporto qualità-prezzo.

Infatti, risparmiare denaro e indossare comunque un capo di qualità, magari di marchi di fascia alta, è una scelta molto conveniente. Insomma, a fronte di un costo più che accessibile in cambio hai un capo che durerà nel tempo.

Foto thredup,

Detto questo, ogni fascia di età ha una motivazione più specifica.

Per la generazione Zeta (dai 18 ai 26 anni), la scelta di comprare abbigliamento usato è motivata dall’esigenza di esprimere al meglio il proprio stile. Insomma, no all’omologazione.

Per i Millennials (27-42 anni) le motivazioni cambiano, specie quando occorre occuparsi anche dell’abbigliamento dei figli. Così, scegliere usato significa riuscire a rispondere ai bisogni di abbigliamento di tutta la famiglia, risparmiando denaro e favorendo un consumo di moda circolare a basso impatto ambientale.

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Per chi ha fra i 43-58 anni comprare usato significa poter indossare capi costosi che a prezzo pieno sarebbe impossibile comprare. Questa è la generazione che, rispetto alle due precedenti, preferisce acquistare in negozio piuttosto che online.

Infine, la generazione dai 59 e più anni. In questa fascia di età comprare usato significa avventurarsi in una vera e propria caccia al tesoro e all’affare.

«La flessibilità del second-hand nel soddisfare esigenze così diverse è una delle ragioni principali per cui è diventato così popolare e con una traiettoria di crescita tanto promettente», ha commentato Neil Saunders, amministratore delegato, GlobalData.

C’è da andar fieri nella scelta di acquistare vestiti di seconda mano. Quando mi chiedono: «Che bello dove lo hai comprato?». Con soddisfazione rispondo: “Al mercatino dell’usato”, dove in genere non spendo più di 8/10 euro a pezzo, incluso anche abbigliamento di brand costosi. Per inciso, non mi limito all’abbigliamento, ma compro anche scarpe, accessori e biancheria per la casa.

Mercatino di trevignano ROmano (rm).

Se ti stai chiedendo quanti capi di seconda mano un guardaroba circolare e sostenibile dovrebbe avere, la risposta è: almeno il 20% di quello che indossi dovrebbe essere di seconda mano.

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Per quanto mi riguarda l’usato occupa circa la metà del mio guardaroba. Ci sono arrivata piano piano. Basta iniziare. L’importante è non farsi prendere troppo la mano e comprare abbigliamento usato come si fa con la fast fashion. No agli acquisti impulsivi, ma comprare sempre quello che piace e serve davvero.

Foto in apertura: Canva

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