Comprare usato non è più un gesto controcorrente. L’indagine di Altroconsumo sull’usato conferma che gli acquisti di seconda mano stanno diventando sempre più comuni in Italia, forse perché si tratta di una scelta che unisce sia il risparmio economico sia il minor impatto sull’ambiente.
Di conseguenza, l’usato appare oggi più maturo e strutturato rispetto al passato. Infatti, il mercato del second hand nel 2024 ha raggiunto 27 miliardi di euro (uno in più rispetto al 2023), pari all’1,2% del PIL nazionale, secondo l’Osservatorio Second Hand Economy,
Moda al primo posto: abbigliamento e accessori guidano il mercato
Secondo le interviste di Altroconsumo, 8 persone su 10 hanno acquistato almeno un prodotto di seconda mano nell’ultimo anno e 1 su tre 3 ha fatto tre o più acquisti.
Tra tutte le categorie analizzate, è la moda a trainare l’interesse degli italiani. Abbigliamento usato, scarpe e accessori rappresentano infatti il settore più ricercato e, allo stesso tempo, quello più venduto.
Un terzo degli intervistati dichiara che il suo ultimo acquisto riguardava capi o accessori, mentre il 44% di chi ha venduto un articolo nell’ultimo anno ha scelto la stessa categoria.

Inoltre, l’espansione del second hand in Italia dimostra come la “moda usata” stia riscrivendo il nostro rapporto con il guardaroba: si compra meglio, si spreca meno e si dà nuova vita a ciò che non si usa più.
Le donne trainano le vendite
Un altro dato significativo riguarda chi vende. Secondo Altroconsumo, sono soprattutto le donne sotto i 43 anni ad alimentare il flusso di articoli rimessi in circolo, in particolare nel settore moda.
Un’abitudine sempre più diffusa che combina praticità, gestione responsabile del proprio armadio e un beneficio economico che si aggira in media intorno a 181 euro all’anno.
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La scelta del second hand: prezzo, consapevolezza e meno sprechi
Il risparmio resta una leva forte: il 59% degli acquirenti ha ottenuto un prezzo inferiore rispetto alla richiesta iniziale, con uno sconto medio del 23%. Tuttavia, non è più l’unico motivo.
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L’80% degli intervistati riconosce che comprare e vendere usato riduce l’impatto ambientale. Allungare la vita di un capo significa evitare rifiuti, limitare la produzione di nuovi oggetti e sostenere concretamente l’economia circolare. È una scelta pratica, immediata e alla portata di tutti.

Le resistenze che restano
Nonostante la crescita delle vendite di seconda mano, qualche resistenza persiste. Per alcuni consumatori rimane il dubbio sulla qualità reale dei prodotti o la paura di acquistare articoli troppo usurati.
D’altra parte, nel caso dell’abbigliamento entra in gioco anche una componente emotiva: non tutti si sentono del tutto a loro agio con la moda usata, soprattutto se non hanno ancora sperimentato il second hand.
Sono barriere in graduale diminuzione, ma rappresentano ancora un elemento che frena una parte del pubblico.
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Un’esperienza sempre più fluida e soddisfacente
Le piattaforme digitali hanno reso il mercato dell’usato più accessibile. Pagamenti elettronici, trattative rapide e procedure di verifica semplici hanno aumentato la fiducia verso i marketplace.
La soddisfazione lo conferma: 83/100 per chi acquista, 84/100 per chi vende.
I problemi segnalati sono pochi e isolati, mentre la possibilità di negoziare il prezzo e concludere la vendita in sicurezza è percepita come un grande vantaggio.

Dall’armadio a una nuova cultura del consumo
Il primato dell’abbigliamento nel mercato dell’usato racconta più di un trend: riflette un cambiamento culturale ormai in atto. Stiamo imparando a valorizzare ciò che già esiste, scegliendo prodotti che durano e che si possono scambiare, riparare o rivendere.
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Infine, gli acquisti di seconda mano non sono semplicemente un gesto economico, ma un modo diverso di pensare al consumo. Un passo concreto verso uno stile di vita più consapevole e sostenibile.