Pantaloni a zampa oggi, minigonne domani. E dopodomani magari gonne midi, vita bassa o spalle oversize. Che la moda sia ciclica è un’idea che torna spesso nelle conversazioni, nelle riviste e tra gli addetti ai lavori. Ora però a confermarlo arriva anche uno studio scientifico.
Un gruppo di ricercatori della Northwestern University ha analizzato circa 37.000 immagini di abiti femminili dal 1869 a oggi, costruendo uno dei database quantitativi sulla moda più ampi mai realizzati. Il risultato è interessante: le tendenze non si muovono in modo casuale, ma seguono spesso un andamento ricorrente, con ritorni che si ripresentano ogni 20 anni.
La regola dei 20 anni non è solo un’impressione
In altre parole, la famosa “regola dei 20 anni” non sarebbe soltanto un’impressione. Secondo i ricercatori, alcuni stili diventano popolari, passano di moda e poi ritornano, magari reinterpretati, ma comunque riconoscibili.
Alla base di questo movimento ci sarebbe una tensione continua tra due spinte opposte: il desiderio di distinguersi e quello di sentirsi parte di un gruppo. Quando uno stile diventa troppo comune, la moda tende a spostarsi altrove. Ma non in modo casuale: segue oscillazioni che, nel tempo, fanno riemergere elementi già visti.
Come è stato analizzato il ciclo della moda
Per trasformare la moda in dati, il team ha misurato elementi concreti degli abiti come lunghezza dell’orlo, scollatura e posizione del punto vita, partendo da modelli di cucito storici e collezioni di sfilate. Da qui ha costruito un modello matematico capace di leggere le oscillazioni degli stili nel tempo.
Uno degli esempi più evidenti riguarda la lunghezza delle gonne. Nel corso del Novecento gli orli si accorciano e si allungano più volte: dagli abiti più corti degli anni ’20 ai modelli più composti degli anni ’50, fino alla minigonna della fine degli anni ’60. È un andamento che sembra confermare l’idea di una moda fatta di cicli, ritorni e trasformazioni.

I cicli della moda oggi sono meno rigidi
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda gli ultimi decenni. Secondo i ricercatori, dagli anni ’80 in poi questo schema diventa meno netto. Nei dati compare una maggiore varietà di lunghezze, forme e stili che convivono nello stesso momento.
Se in passato sembrava esserci una tendenza dominante più chiara, oggi la moda appare molto più flessibile. Mini, midi e maxi possono coesistere. Linee aderenti e volumi ampi pure. Lo stesso vale per silhouette vintage, richiami anni Duemila, minimalismo e riferimenti retrò: non si escludono a vicenda, ma convivono.
È qui che il concetto di moda ciclica si fa più interessante. I trend continuano a tornare, ma non sempre sostituiscono completamente quelli precedenti. Piuttosto, si aggiungono, si mescolano, si frammentano. E questo rende il panorama contemporaneo meno uniforme e molto più aperto alle nicchie, allo stile personale e alla reinterpretazione.
Quindi cosa è davvero fuori moda?
Se i cicli della moda esistono e convivono con altri stili, seppur meno popolari, cosa significa davvero essere fuori moda?
Probabilmente nulla, se non si vuole uniformarsi alla novità del momento o a un’idea di moda da consumare in fretta. Semmai, a essere davvero fuori moda è il sistema stesso della moda quando continua a basarsi sullo sfruttamento delle risorse ambientali e delle persone in nome del massimo profitto.
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Per questo tornare ad amare, usare e prendersi cura di ciò che abbiamo già non è solo una scelta di stile ma anche di consapevolezza. Perché nella moda, come mostra anche questo studio, molte cose ritornano e si mescolano. Vale la pena ricordarsene prima di considerarle superate.