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Greenwashing: Shein multata dall’Agcm per 1 milione di euro

Shein utilizza una strategia di comunicazione ingannevole sulle caratteristiche e sull’impatto ambientale dei prodotti di abbigliamento.

Greenwashing Shein? Ecco come è andata a finire l’indagine dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm). Dopo quasi un anno di istruttoria, l’Autorità ha imposto una sanzione di 1 milione di euro a Infinite Styles Services Co. Ltd, società che in Europa gestisce i siti di compravendita dei prodotti Shein.

Motivo? «Utilizzo di messaggi e asserzioni ambientali (green claim) ingannevoli e omissivi nella promozione e vendita di prodotti di abbigliamento a marchio Shein», scrive l’Autorità.

Dall’istruttoria dell’Agcm, annunciata il 24 settembre scorso, è emerso che la società, tramite il sito web italiano, in altre pagine online informative e promozionali, ha utilizzato claim ambientali in alcuni casi vaghi, generici, eccessivamente enfatici, omissivi e ingannevoli.

In una parola, Shein ha adottato la strategia del greenwashing: una pratica commerciale scorretta, usata per far sembrare un prodotto o servizio più ecologico di quanto lo sia in realtà.

In particolare, sotto la lente sono finite le sezioni #SHEINTHEKNOW, “evoluSHEIN” e, sugli obiettivi di decarbonizzazione, la sezione “Responsabilità sociale”.

Leggi anche: L’Antitrust indaga Shein per pubblicità ingannevole

Greenwashing Shein: le contestazioni dell’Agcm

Le asserzioni ambientali nella sezione #SHEINTHEKNOW, relative alla “progettazione di un sistema circolare” o sulla riciclabilità dei prodotti, sono risultate false o quanto meno confusionarie.

I claim utilizzati da Shein per presentare, descrivere e promuovere i capi di abbigliamento della linea “evoluSHEIN by Design” enfatizzano l’uso di fibre “green” «senza indicare in maniera chiara quali siano i sostanziali benefici ambientali dei prodotti durante il loro intero ciclo di vita e senza specificare che tale linea di prodotti è ancora marginale rispetto al totale dei prodotti a marchio Shein».

Inoltre, precisa l’Agcm, «queste affermazioni possono indurre i consumatori a ritenere non solo che la collezione “evoluSHEIN by Design” sia realizzata unicamente con materiali “ecosostenibili”, ma anche che i prodotti di questa collezione siano totalmente riciclabili. Peccato che tale possibilità, considerate le fibre utilizzate e i sistemi di riciclo attualmente esistenti, non risulta veritiera.

Leggi anche: La moda ultra veloce di Shein contiene sostanze pericolose oltre i limiti di legge

Contraddizioni sulla riduzione dei gas serra

Gli annunci da parte di Shein di voler ridurre del 25% le emissioni di gas serra entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050 sono presentati, nella sezione relativa alla “Responsabilità sociale”, in maniera generica e vaga.

Affermazioni che risultano addirittura contraddette dall’incremento delle emissioni di gas serra dell’attività di Shein per gli anni 2023 e 2024.

Dalla Francia altri 40 milioni di multa

La multa dell’Autorità italiana segue quella della Direzione generale della Concorrenza, dei Consumi e della Repressione delle frodi francese.

Dopo un anno di indagini l’Autorità francese ha multato Shein con 40 milioni di euro per greenwashing, pratiche commerciali ingannevoli, tra cui sconti fuorvianti.

Per la Francia si tratta di una sanzione record per questo tipo di infrazioni.

Quanto produce Shein?

Shein immette sul mercato oltre 7 mila nuovi modelli al giorno. Secondo un’indagine condotta dalla stessa società, il tempo medio di utilizzo dei capi Shein per l’82% dei clienti è di “Almeno 10 volte”, capi pensati per essere consumati e sostituiti velocemente.

È questo il modello di business del fast e dell’ultra fast fashion. Un modello che Shein afferma di non adottare, appellandosi al fatto di produrre in piccoli lotti e on demand.

Un sistema che si basa su un modello di previsione della domanda tramite “una tecnologia digitale proprietaria di supply chain” e che, secondo Shein, permette di ottenere informazioni in tempo reale sul comportamento del cliente, orientando così la produzione e consentendo di ridurre gli sprechi. Ammettendo che questa tecnologia digitale funzioni alla perfezione, proporre quotidianamente più di 7 mila nuovi modelli rimane una enormità.

Leggi anche: Cos’è l’ultra fast fashion e perché non ne abbiamo bisogno

Un sistema ad alto impatto ambientale

Così sono i numeri, i volumi di produzione e il basso tasso di utilizzo dei prodotti Shein che parlano: migliaia di nuovi articoli ogni giorno disponibili online, a prezzi spesso stracciati, scontistiche a tempo limitato, incentivi continui agli acquisti, aerei cargo che viaggiano ogni giorno dalla Cina verso i centri di smistamento carichi di prodotti Shein per poi arrivare direttamente al domicilio del cliente.

Una logistica ad alta intensità di emissioni di gas ad effetto serra.

Leggi anche: I voli della fast fashion aggravano la crisi climatica

I materiali prevalenti sono sintetici, non biodegradabili, a rilascio di microplastiche. Inoltre, l’elevato tasso di sostituzione di questi capi, fatti per durare poco, alimenta il fenomeno dei rifiuti tessili che sta soffocando intere aree e comunità, come in Kenya, in Ghana e persino nel deserto di Atacama in Cile.

Maggior dovere di diligenza nel fast fashion

L’industria della moda è tra i settori più inquinanti. Shein, in quanto operatore globale del fast e dell’ultra fast fashion, è tenuta ad adottare un maggior dovere di diligenza, correttezza e responsabilità, sottolinea l’Agcm.

Il tema dell’impatto ambientale della moda è sempre più sentito. Proporre capi di abbigliamento, a basso prezzo, facendoli passare per “sostenibili” è un incentivo in più per i consumatori. Peccato che le affermazioni ambientali di Shein siano fuorvianti, ingannevoli, vaghe e confuse, come ha sentenziato anche l’Autorità italiana.

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