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Pop-up Shein a Roma, esempio di marchio di ultra fast fashion
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Cosa prevede la legge francese contro l’ultra fast fashion

Contro l’impatto ambientale del settore tessile, la Francia si concentra sull’ultra fast fashion e “salva” i marchi fast fashion europei.

In Francia è entrata in vigore la Legge n. 2026-602 dell’8 luglio 2026, volta a ridurre l’impatto ambientale dell’industria tessile. A parte il titolo della norma, il testo in realtà si riferisce all’ultra fast fashion. Un modello industriale che produce ancora più velocemente della fast fashion, a prezzi ancora più bassi e con quantitativi di migliaia di nuovi articoli al giorno.

Un sistema che alimenta il sovraconsumo, l’impatto ambientale della produzione tessile e, lungo le filiere produttive, anche lo sfruttamento del lavoro necessario a sostenere questi ritmi e questi volumi.

L’iter legislativo è stato lungo e tortuoso, portando a un risultato soddisfacente a metà. La legge, infatti, colpisce i marchi della moda ultra veloce, “salvando” i classici marchi della fast fashion con sede in Francia e più in generale nell’Unione europea.

Così, ad esempio, restano fuori marchi di moda di fast fashion come Kiabi, con sede in Francia, la svedese H&M, la spagnola Zara e con essa gli altri brand di fast fashion che fanno capo al gruppo Inditex.

Nella pratica, la norma punta il dito contro i colossi cinesi della moda ultra veloce come Shein, Temu, AliExpress.

In sostanza l’obiettivo della norma è identico al testo approvato dal Senato il 10 giugno 2025.

Per un riassunto delle puntate precedenti leggi anche: La legge anti-fast fashion francese si trasforma in legge contro l’ultra-fast fashion

la legge francese contro l'ultra fast fashion colpisce marchi come Shein. nella foto un pop up store a roma.

La moda ultra veloce è un fenomeno prevalentemente online, ma può arrivare anche nei negozi fisici attraverso iniziative temporanee come i pop-up. Nella foto, il pop-up di Shein in via del Corso a Roma, settembre 2025. Foto: Fatti di Stile.

Meglio una legge contro l’ultra fast fashion che niente

Promulgata l’8 luglio scorso, la legge è stata presentata per la prima volta il 30 gennaio 2024. Il testo iniziale aveva un respiro più ampio e senza distinzione tra moda veloce e ultra-veloce.

Ma, durante l’iter legislativo, più che l’impatto ambientale del settore tessile ha avuto la meglio l’impatto economico e la concorrenza dell’ultra fast fashion sulle aziende fast fashion nazionali ed europee.

Insomma, si è voluto lasciare fuori i colossi fast fashion nostrani.

Giusto o sbagliato? Per essere pratici, se la legge avesse incluso anche la moda veloce si sarebbe semplicemente arenata. E guardando il bicchiere mezzo pieno, almeno una legge per frenare l’ascesa dell’ultra fast fashion c’è.

La Francia è il primo Paese europeo ad adottarla e potrebbe essere seguita da altri.

Ad ogni modo, nell’Ue molte cose si stanno muovendo per frenare l’impatto ambientale del tessile, a partire dalla Strategia Ue per il tessile circolare e sostenibile, che ha dato vita, ad esempio, al regolamento sulla Progettazione ecosostenibile dei prodotti (ESPR), alla Responsabilità estesa del produttore (EPR), al Passaporto digitale di prodotto (DPP) e alla normativa contro il greenwashing.

Definizione di ultra fast fashion

La legge francese definisce l’ultra fast fashion, o moda ultraveloce, riferendosi alle pratiche industriali e commerciali che comportano una riduzione della vita utile o della durata dei prodotti, a causa della commercializzazione di un gran numero di nuovi articoli e della mancanza di incentivi alla loro riparazione.

I prezzi estremamente bassi dell’ultra fast fashion, in effetti, non incentivano la riparazione, che potrebbe costare di più rispetto all’acquisto di un capo nuovo di zecca.

Il che alimenta ulteriormente il sovraconsumo, lo sfruttamento delle risorse ambientali e l’inquinamento. Senza contare lo sfruttamento umano lungo le filiere produttive, necessario per sostenere la produzione di enormi quantità di articoli a ciclo continuo.

Ad ogni modo, la definizione sull’ultra fast fashion contenuta nella normativa non è ancora sufficiente a definire il campo di applicazione della legge. Sarà infatti necessario definire le soglie relative al numero di nuovi prodotti e i criteri per stabilire il basso incentivo alla riparazione.

Tutto ciò sarà definito con un decreto attuativo del Consiglio di Stato.

Se vuoi saperne di più sulla moda ultraveloce leggi anche: Cos’è l’ultra fast fashion e perché non ne abbiamo bisogno

Ultra fast fashion foto di una fabbrica tessile

Fast fashion e ultra fast fashion hanno ritmi molto diversi: Zara e H&M propongono circa 500 nuovi modelli a settimana, mentre Shein arriva a circa 7.000 al giorno. Differenze notevoli, ma comunque troppi anche per la fast fashion.

Cosa prevede la legge francese contro l’ultra fast fashion

La legge francese contro l’ultra fast fashion prevede una serie di obblighi che vanno dalle informazioni al consumatore sull’origine del prodotto alle sanzioni per i produttori e rivenditori.

Tracciabilità e trasparenza per il consumatore

Marketplace, rivenditori online e altre piattaforme internet che consentono l’acquisto o la consegna di articoli di moda ultraveloce dovranno fornire ai consumatori una serie di informazioni.

In particolare, dovranno indicare sui loro siti web:

  • accanto al prezzo, i luoghi di produzione, come tessitura, tintura e confezionamento, degli abiti o delle scarpe;
  • messaggi che incoraggino pratiche di consumo sostenibili, come sobrietà, riutilizzo, riparazione e riciclo;
  • informazioni sugli impatti sociali, ambientali e sanitari di questi prodotti, oltre a informazioni sull’impatto ambientale del servizio di consegna.

La legge stabilisce inoltre che le informazioni dovranno essere presentate in modo chiaro, leggibile e comprensibile. I contenuti e le modalità di visualizzazione saranno definiti da un decreto del Consiglio di Stato.

Aumento delle sanzioni per chi inquina

La legge introduce un nuovo criterio per l’adeguamento dei contributi ecologici applicabili al sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile.

Oltre ai criteri esistenti, vengono aggiunti l’impatto ambientale, compresi i danni alla biodiversità e l’impronta di carbonio.

Questi contributi ecologici possono essere adeguati in base all’incentivo alla riparazione, all’ampiezza della gamma di prodotti o alla frequenza delle offerte

Le sanzioni si applicano dal 1° settembre 2026 con aumento progressivo della penalità negli anni: da 25 centesimi a 12 euro nel 2026, fino a 2-20 euro dal 2030. In ogni caso, la penalità non potrà superare il 50% del prezzo di vendita al netto delle imposte del prodotto.

Parte di queste somme sarà destinata alle infrastrutture di raccolta, selezione, riutilizzo e riciclaggio sul territorio francese.

È vietata la pubblicità dell’ultra fast fashion

La legge vieta, a partire dal 1° gennaio 2027, qualsiasi pubblicità per articoli o marchi di ultra fast fashion.

A partire dalla stessa data, il divieto di promozione si applicherà anche agli influencer commerciali, sia in caso di compenso in denaro sia in assenza di un pagamento diretto, per esempio in caso di donazioni o prestiti di abbigliamento, inviti o altre forme di compensazione.

Gli influencer che violano tale divieto saranno sanzionati fino a 100 mila euro.

Sul divieto di pubblicità, anche da parte degli influencer, però la Commissione europea aveva sollevato dubbi sulla conformità rispetto al diritto dell’Ue. Un punto che nel frattempo dovrà essere chiarito.

La legge stabilisce inoltre che, per la promozione di questi prodotti, il termine “gratis” non possa essere utilizzato come strumento di marketing o promozionale.

Le reazioni alla legge ultra fast fashion francese

Alla versione ridimensionata o annacquata della legge francese sulla moda ultraveloce non sono mancate le critiche delle associazioni riunite nella rete Stop Fast Fashion.

«Il governo Lecornu, sotto pressione delle lobby, ha scelto di proteggere il fast fashion e il suo modello di business piuttosto che regolamentare un settore responsabile del 10% delle emissioni globali di CO2 e di numerosi problemi sociali. Continueremo a mobilitarci per garantire la legalità di questa legge nella misura del possibile durante la stesura dei decreti attuativi e chiediamo di essere coinvolti nel processo».

Anne-Cécile Violland, la parlamentare che ha proposto il disegno di legge nel 2024, ha affermato che era necessaria una legislazione che potesse essere approvata «molto rapidamente ed essere operativa», riferisce Le Monde.

«Affronteremo la questione Shein con la massima fermezza, e questo è il primo passo», ha aggiunto, dicendosi consapevole della delusione per il ridimensionamento del testo.

Foto di apertura: pop-up di Shein in via del Corso a Roma, settembre 2025. Foto: Fatti di Stile.

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