La moda circolare non si fa dall’oggi al domani. È un processo che va accompagnato, condiviso e misurato con metodo scientifico. È quello che fa il Monitor for Circular Fashion, parte di SDA Bocconi Sustainability Lab, diretto da Francesca Romana Rinaldi. Il progetto, lanciato nel 2021, fornisce un quadro sulla maturità dell’economia circolare nel settore moda italiano.
I brand e le aziende di filiera che hanno aderito al progetto sono passate dal primo gruppo di 16 a 28 di oggi, complessivamente rappresentano 123 mila lavoratori con un fatturato nel 2023 di 34 miliardi di euro.
Uno spaccato sempre più rappresentativo per fare il punto sullo stato della moda circolare specie alla luce delle nuove normative europee nate a seguito della Strategia per i prodotti tessili sostenibili e circolari .
Così, ogni anno il Monitor for Circular Fashion (M4CF) presenta i dati dal suo Osservatorio di ricerca. Sono quattro le aree di impatto esaminate nel report 2025: Ecodesign, Biodiversità, Impatto sociale, Governance. Sono proprio queste le principali priorità che le aziende devono affrontare nel 2025 secondo la normativa europea che, tra l’altro, è in continua evoluzione.

Moda circolare: il ruolo centrale dell’ecodesign
Il tema dell’ecodesign è ritenuto prioritario dalle aziende del M4CF. Significa ideare un prodotto considerandone l’intero ciclo di vita. Infatti, è proprio in fase di ideazione che si determina l’80% dell’impatto ambientale di un prodotto di moda.
La maggioranza delle aziende sta già applicando metodologie innovative o ne sta monitorando l’applicazione. Le strategie ritenute più efficaci sono quelle che nella fase di design privilegiano l’utilizzo di materiali rinnovabili o non tossici.
Circolarità al servizio della biodiversità
L’ecodesign nel settore della moda è essenziale anche per preservare la biodiversità. Come? Ricorrendo a pratiche sostenibili che riducano il degrado ambientale, preservino risorse, rispettino gli ecosistemi. Per la maggioranza delle aziende del M4CF il cambiamento climatico, l’uso responsabile delle acque, la preservazione del territorio, sono le principali preoccupazioni.
Le strategie per preservare la biodiversità stentano però a prendere forma e la maggioranza dei partner del M4CF non ha ancora creato un focus su questo tema all’interno delle proprie aziende.
L’impatto sociale della produzione è una priorità
Monitorare la filiera produttiva e garantire il rispetto degli standard ambientali e sociali lungo tutto il ciclo di produzione è uno degli aspetti più importanti, considerando anche l’entrata in vigore della Direttiva sulla due diligence di sostenibilità delle imprese.
Per effettuare i controlli lungo la filiera, l’impiego di questionari è il principale strumento utilizzato dalle aziende del M4CF, sia per controllare i fornitori che per la mappatura del rischio. Proprio sui rischi da monitorare, per la maggioranza dei brand il rispetto dell’orario di lavoro e delle condizioni di sicurezza sono le principali fonti di rischio. È importante notare che gran parte delle imprese del M4CF ha le principali catene di fornitura in Italia.
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Moda circolare: il ruolo della tecnologia e dell’AI
Per attuare la transizione sostenibile, è fondamentale il ruolo della tecnologia. Le tecnologie per il riciclo, piattaforme online per la tracciabilità, il Digital Product Passport, sono le principali priorità per i prossimi 3 anni.
Ma è l’intelligenza artificiale a registrare il maggior tasso di crescita. Infatti, rispetto a 3 anni fa, l’interesse delle imprese per l’AI è cresciuto del 30,6% e, per i prossimi 3 anni, sarà centrale per supportare la transizione circolare del settore.
I consumatori e il Digital Product Passport
Certilogo, uno dei 28 partner del M4CF, ha condotto un sondaggio in collaborazione con il M4CF SDA Bocconi su 1741 intervistati per valutare il valore del Digital Product Passport percepito dai consumatori (DPP).
Il DPP entrerà in vigore a partire dal 2027 e fornirà, tramite QR Code, una serie di informazioni al consumatore sulle caratteristiche del prodotto, tra le quali: materia prima, processi di produzione, acqua ed energia consumata, riciclabilità, durata. In questo modo ognuno potrà scegliere e acquistare in maniera più consapevole.
Il 49% degli intervistati (che hanno usufruito della piattaforma di Certilogo) ha dichiarato di avere familiarità con il DPP, nonostante non sia ancora ampiamente disponibile. Gli europei sono i più preparati ad accogliere il nuovo strumento: il 53% ha riferito di avere familiarità con i DPP, rispetto al 42% del resto del mondo.
I giovani e i giovanissimi, la generazione Z, risulta avere maggiore familiarità con lo strumento (54%), mentre una leggera maggioranza della generazione X (55%) e Y (52%) lo conosce poco o per niente.
Cosa frena l’acquisto di prodotti sostenibili
Interessante anche l’analisi delle principali ragioni che ostacolano l’acquisto di prodotti sostenibili: per la maggioranza è il costo (37%), seguito dal timore di acquistare prodotti contraffatti (29%).
Il sondaggio di Certilogo contiene anche una sezione dedicata alla circolarità. È stato chiesto agli intervistati quali sono le azioni prioritarie per aumentare la circolarità: al primo posto c’è il livello di tracciabilità (voto 4,90/5), al secondo la raccolta dei rifiuti (voto 3,80/5), ritenuta fondamentale per garantire che i prodotti possano essere reinseriti nel processo produttivo. Al terzo posto, la necessità di coinvolgere i consumatori anche in progetti educativi (voto 3,70/5).
Infine, è stato chiesto quali sono le azioni che hanno il maggiore potenziale per accrescere la circolarità: sul podio ci sono: ricerca e design, materie prime e componenti, servizi per la gestione del fine vita dei prodotti.
Insomma, i consumatori hanno le idee ben chiare. Il lavoro più grande spetta alle aziende. «Oggi manca ancora una cultura della sostenibilità e della circolarità», commenta Francesca Romana Rinaldi, direttrice Monitor for Circular Fashion SDA Bocconi. «Le Direttive e i Regolamenti non possono crearla, ma stanno spingendo le aziende a muoversi in quella direzione. Spetta a loro mettere in atto strategie e strumenti per plasmare questa cultura».