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moda di seconda mano modella con tailleur a righe e scarpe rosse.
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La moda di seconda mano conquista e non conosce crisi

Il mercato della moda di seconda mano vale oltre 200 miliardi di dollari e continua a crescere: ecco come Gen Z, lusso e sostenibilità stanno cambiando il modo di acquistare.

La moda di seconda mano non è più un fenomeno di nicchia né una tendenza passeggera. È diventata una forza strutturale del mercato globale, capace di unire desiderio, valore e risparmio. Secondo il nuovo report di BCG e Vestiaire Collective, il mercato mondiale del resale — che comprende moda e lusso pre-loved — vale oggi tra i 210 e i 220 miliardi di dollari e raggiungerà i 360 miliardi entro il 2030.

Secondo i dati, il mercato della moda di seconda mano sta crescendo tre volte più velocemente rispetto alla moda di prima mano.

La pelletteria, abbigliamento e calzature rappresentano circa l’80% del mercato. Non solo, anche orologi e gioielli di lusso stanno guadagnando terreno, trainati dal valore che conservano nel tempo e dalla crescente fiducia dei consumatori nei processi di autenticazione. Si stima che, entro il 2030, la sola rivendita di orologi rappresenterà fino al 40% del mercato globale di questo settore.

moda di seconda mano orologio e pelletteria
Orologi, gioielli e pelletteria stanno guadagnando terreno nel mercato del second hand.

Un comportamento ormai radicato

L’indagine di BCG e Vestiaire Collective (nota piattaforma dedicata alla rivendita di articoli di moda di fascia medio-alta) conferma che acquistare capi di seconda mano è ormai un’abitudine consolidata.
Dal sondaggio condotto su 7.800 consumatori della community di Vestiaire Collective emerge che quasi il 28% del guardaroba degli intervistati è composto da articoli pre-loved, una quota che sale al 30% per l’abbigliamento e raggiunge il 40% per le borse.

Oltre la metà di questi acquisti (55%) avviene attraverso piattaforme online come Vestiaire Collective, The RealReal o Vinted, che stanno semplificando l’accesso, la selezione e la rivendita dei capi.

La motivazione più citata rimane la convenienza: otto acquirenti su dieci dichiarano di comprare usato per risparmiare. Ma la moda di seconda mano è sempre più anche una scelta di stile e identità. I consumatori la percepiscono come un modo per distinguersi, per scoprire marchi nuovi e per esprimere se stessi in maniera più libera e consapevole.

moda di seconda mano, modelle su una panchina, foto esterna.
La moda di seconda mano permette di risparmiare e vestire con uno stile personale.

Leggi anche: Consumi circolari: cresce l’usato e si cercano sartorie

La Generazione Z guida il cambiamento

È la Generazione Z (le persone nate tra il 1997 e il 2012) a trainare il mercato del second hand. Nei loro guardaroba, gli articoli pre-loved arrivano fino al 32%, percentuale che cresce ulteriormente per borse e capispalla.
Per i più giovani, la moda di seconda mano è un terreno di sperimentazione: offre il piacere della scoperta, la possibilità di giocare con lo stile e l’accesso a pezzi unici.

Il prezzo resta importante — il 74% cita la convenienza come motivo d’acquisto — ma la dimensione emotiva è ciò che distingue davvero la Gen Z. Trovare un capo raro o un’edizione limitata diventa parte dell’esperienza stessa: una “caccia” che fonde creatività e consapevolezza. Non a caso, otto giovani su dieci affermano di aver scoperto un nuovo marchio grazie al mercato dell’usato.

moda di seconda mano negozio abbigliamento usato. ragazza che osserva abiti appesi
Vestire usato per la generazione Z significa anche conoscere nuovi marchi.

Due mercati, due logiche: Stati Uniti ed Europa

Le motivazioni, però, cambiano a seconda delle aree geografiche. Negli Stati Uniti, la seconda mano è strettamente legata alla ricerca di affari e alla possibilità di guadagnare rivendendo: l’87% degli americani intervistati cita la convenienza come ragione principale, e uno su quattro considera la rivendita come una vera e propria attività secondaria.

In Europa, invece, prevalgono motivazioni più legate alla sostenibilità e alla cura del guardaroba. Il 33% degli intervistati acquista usato per ridurre l’impatto ambientale, e oltre il 70% vende per “disintossicare” l’armadio, liberandosi di ciò che non usa più.
Il mercato europeo cresce anche grazie a un contesto normativo più favorevole alla circolarità, che incoraggia brand e retailer a integrare programmi di rivendita o permuta.

moda-di-seconda-mano-vendita foto da interno: ragazza fotografa una maglia per rivenderla
La rivendita del proprio usato negli Stati Uniti è percepita come fonte di guadagno

Un accesso democratico al lusso

Tra le principali novità emerse dallo studio, c’è il ruolo del resale come ponte tra aspirazione e realtà.
Per i consumatori ambiziosi, l’usato rappresenta un punto d’ingresso nella moda di lusso: permette di accedere a marchi che sarebbero inaccessibili a prezzo pieno.

Per i consumatori benestanti, invece, la seconda mano è diventata un’estensione del proprio stile, un modo per cercare pezzi d’archivio, edizioni limitate o capi fuori produzione.

In entrambi i casi, il resale contribuisce a prolungare la vita dei capi e a rafforzare il valore dei marchi nel tempo. Non si tratta più di un mercato parallelo, ma di un ecosistema che dialoga con il retail tradizionale e ne amplifica le potenzialità.

Leggi anche: Cos’è la moda circolare? Significato, esempi e perché è importante

DPP: il futuro digitale della trasparenza

Uno degli sviluppi più promettenti per il mercato della seconda mano arriva dall’Unione Europea, con l’introduzione del Passaporto Digitale dei Prodotti (DPP) previsto dal Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili.

Il DPP (che forse vedremo nel 2027) memorizza e condivide informazioni sul prodotto — come materiali, provenienza, autenticità, riparazioni o passaggi di proprietà — e potrebbero rivoluzionare il resale rendendolo più trasparente, veloce e sicuro.

moda di seconda mano, articoli di lusso
Il Passaporto Digitale di Prodotto faciliterebbe la vendita e gli acquisti di articoli di seconda mano di lusso.

Secondo lo studio, l’autenticazione immediata è la funzione più attesa dai consumatori, seguita dalla possibilità di una rivendita con un clic, grazie a dati già precompilati e verificati.

Nonostante il 65% dei consumatori dichiari di non conoscere ancora il DPP, i marchi che agiranno per primi, potranno trasformare la conformità normativa in un vantaggio competitivo, rafforzando la fiducia e la trasparenza nel mercato dell’usato.

Dal “trend” alla normalità

Dalle borse di lusso ai capi tecnici, fino all’abbigliamento quotidiano, la moda di seconda mano sta ridefinendo le regole del settore. Marchi come Patagonia con il programma Worn Wear o Rimowa con Recrafted dimostrano che integrare la rivendita nel proprio modello di business non solo è possibile, ma è una strategia di crescita sostenibile.

La moda di seconda mano, insomma, non è più una scelta alternativa: è una risposta concreta alle sfide del presente.

Foto: Canva

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