Un grande passo in avanti verso la raccolta differenzia del tessile: il Parlamento europeo ha approvato la revisione della Direttiva quadro sui rifiuti introducendo, per la prima volta, un sistema obbligatorio di responsabilità estesa del produttore (EPR) per il tessile. I marchi che immettono sul mercato abbigliamento e calzature – inclusi quelli che operano tramite e-commerce – dovranno coprire i costi di raccolta, selezione e riciclo dei rifiuti.
Gli Stati membri avranno 30 mesi di tempo per rendere operativo il sistema, mentre il recepimento nelle legislazioni nazionali dovrà avvenire entro 20 mesi.
I prodotti interessati dalla raccolta differenziata tessile
Le nuove norme riguardano un’ampia gamma di prodotti: abbigliamento e accessori, cappelli, calzature, coperte, biancheria da letto e da cucina, tende.
Su iniziativa dei singoli Paesi, l’EPR potrà essere esteso anche ai materassi. Inoltre, nel definire i contributi finanziari dei produttori, gli Stati dovranno tenere conto dell’impatto del fast fashion e della moda ultra-veloce.
Nell’Ue, l’85% dei rifiuti tessili domestici finisce nell’indifferenziata
Il tema è urgente: nell’Ue ogni anno si generano 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Solo abbigliamento e calzature rappresentano 5,2 milioni di tonnellate, pari a circa 12 kg per persona.
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), nel 2022, l’85% di tutti i rifiuti tessili domestici non è stato raccolto separatamente, ma è finito come rifiuto nel bidone dell’indifferenziato, quindi smaltito in discarica o incenerito, senza alcuna possibilità di essere riutilizzato o riciclato.
Il problema è globale visto che meno dell’1% dei tessili scartati viene riciclato in nuovi prodotti per l’abbigliamento.
In Italia, secondo Ispra, nel 2022 sono state raccolte circa 160 mila tonnellate di rifiuti tessili, equivalenti a 2,7 kg per abitante, appena lo 0,8% della raccolta differenziata totale.

Acquisti in crescita, materiali sempre più scadenti
L’acquisto di tessili nell’Ue è in aumento: se nel 2019 la media era di 17 kg a testa, nel 2022 è stato raggiunto il record di 19 kg, paragonabile a una grande valigia piena di prodotti tessili. La stima arriva dall’EEA, ecco il dettaglio: in cima ci sono gli acquisti di abbigliamento con una media di 8 kg pro capite, seguono i tessuti per la casa, 7 kg, e le scarpe con 4 kg.
Un trend in crescita a causa della fast fashion e ultra fast fashion, incentivato dagli acquisti online e dalla facilità dei resi.
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Tutto questo sta generando una gestione dei rifiuti tessili molto problematica: aumentano le quantità e si abbassa la qualità dei materiali.
Euric: servono regole armonizzate già dal 2025
Euric, che rappresenta l’ecosistema europeo del riciclo tessile, ha accolto con favore l’introduzione dell’EPR tessile definendolo “un passo decisivo verso la circolarità”, ma ha lanciato un appello alla Commissione europea affinché guidi fin da subito l’attuazione.
Secondo l’associazione, il settore non può permettersi un vuoto legislativo nei prossimi due anni visto che l’obbligo della raccolta differenziata dei tessuti nell’Ue è scattato il 1° gennaio 2025. Pertanto, serve un quadro armonizzato già da quest’anno, con un elenco univoco dei prodotti interessati, criteri comuni per il calcolo delle tariffe EPR, eco-modulazione basata su evidenze scientifiche e un modello di rendicontazione standardizzato.
Solo regole chiare e uguali per tutti, sottolinea Euric, possono evitare frammentazioni del mercato unico e dare segnali concreti agli operatori della filiera.

Il caso italiano
Nel nostro Paese la raccolta differenziata del tessile è formalmente obbligatoria dal gennaio 2022, ma la realtà è ancora a macchia di leopardo.
Entro fine anno l’Italia dovrebbe dare il via libera al decreto di recepimento dell’EPR tessile e rendere pienamente operativo il sistema.
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Cosa cambierà per noi e cosa possiamo fare
Per noi cambierà moltissimo. Finalmente potremo gestire i rifiuti tessili attraverso una raccolta apposita, così come già facciamo con la carta, la plastica o il vetro. Sapremo come conferirli correttamente.
Senza dimenticare, però, che una buona raccolta differenziata parte dalla prevenzione dei rifiuti. Per il tessile significa acquistare quello che serve, evitando gli acquisti impulsivi e superflui, allungare la vita dei capi che abbiamo già nell’armadio: ripararli, rimetterli in circolazione attraverso il second hand, lo scambio o donandoli a chi ne ha bisogno.
Solo così possiamo contribuire a un modello circolare e ridurre l’impatto della moda.
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