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Riciclo tessile, ritagli di tessuto vari colori
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Da scarti a risorse: tre innovazioni made in Italy del riciclo tessile

Tre realtà italiane mostrano come l’innovazione possa rivoluzionare il riciclo tessile: Pulvera, Re.Nova.Plast e Daedalus. Scopri cosa fanno.

La complessità aguzza l’ingegno, soprattutto in un settore complesso come il tessile e la moda, tra i più impattanti sull’ambiente.
L’innovazione tecnologica è oggi cruciale per ridurre sprechi e rigenerare materie prime, in linea con la Strategia europea per i prodotti tessili sostenibili e circolari.

Entro il 2030, i prodotti dovranno essere durevoli, riparabili e riciclabili, con un conferimento in discarica ridotto al minimo e un’attenzione crescente all’ecodesign.

Dal 2025 è obbligatoria in tutta l’Ue la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, a cui si affianca la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), che impone ai marchi di finanziare la gestione del fine vita dei prodotti.

È una svolta necessaria: ogni anno in Europa si generano oltre 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, e l’85% finisce ancora nell’indifferenziata.

Con la crescita della fast e dell’ultra fast fashion, la quantità di rifiuti è in aumento e la loro qualità sempre più bassa, a causa delle fibre miste e sintetiche difficili da riciclare.

Riciclo tessile, maglie con contenuto di fibra riciclata
Gli indumenti in fibra mista e sintetica sono ancora difficili da riciclare per creare nuova fibra per l’abbigliamento.

In questo scenario, l’innovazione è essenziale per trasformare ciò che sembra senza valore in nuove risorse.
Alla fiera internazionale Ecomondo 2025, dedicata alla transizione ecologica e ai nuovi modelli di economia circolare, ho incontrato diverse realtà innovative che si occupano di riciclo tessile.

Ti racconto tre esperienze italiane che mostrano come l’innovazione possa rendere il tessile più circolare.

Pulvera: l’effetto velluto che nasce dagli scarti tessili

Scarti di lavorazione, ritagli e tessuti difettosi possono rinascere grazie al riciclo meccanico tramite polverizzazione.

Il processo riduce i rifiuti tessili in particelle finissime, trasformandoli in polveri applicabili a vari materiali, con risultati estetici e funzionali.

È la tecnologia di Pulvera, startup brianzola nata nel 2024 da Casati Flock & Fibers, azienda con oltre 70 anni di esperienza nella produzione di flock, la “polvere tessile” di alta qualità.

«Abbiamo sfruttato la tecnologia di famiglia per dare nuova vita agli scarti tessili, dimostrando le potenzialità della polverizzazione», spiega Eleonora Casati, amministratrice e co-founder.

Riciclo tessile, la foto ritrae Eleonora  Casati, co-founder di Pulvera, all'interno di un magazzino con scarti tessili.
Eleonora Casati, Ceo e co-founder Pulvera.

Le polveri possono essere ottenute da fibre mono o miste – naturali o sintetiche – e applicate su carta, plastica o tessuti, riducendo l’uso di materie prime vergini.

Possono migliorare la resistenza dei materiali o offrire un effetto vellutato tipico del flock, impiegato nella moda, nell’automotive o nel packaging di lusso. Insomma, le applicazioni sono le più disparate.

«Lo stesso effetto lo incontriamo spesso in oggetti di uso comune: portaocchiali, portagioie, scatole per orologi e gioielli, appendiabiti, dove il vellutato serve non solo a impreziosire ma anche a proteggere le superfici delicate».

riciclo tessile, applicazioni della polverizzazione su vari materiali
Le polveri tessili possono essere applicate su vari materiali: come la plastica, la carta o il tessuto, donando l’effetto vellutato.


Pulvera propone alle aziende progetti su misura per valorizzare al meglio gli scarti tessili con creatività e innovazione.

Charlie: la scarpa riciclabile progettata per rinascere

Nel distretto calzaturiero delle Marche, la startup Re.Nova.Plast recupera e ricicla gli scarti di produzione per creare nuove suole in materiale termoplastico riciclato.

La complessità delle calzature, fatte di materiali e componenti diversi, rende difficile il riciclo.

Per questo Re.Nova.Plast ha sviluppato Charlie, un prototipo di scarpa realizzata interamente in TPU monomateriale, con suola Olifour in TPU riciclato certificato Global Recycled Standard.

Riciclo tessile, la sneaker con suola riciclata
La sneaker Charlie è un esempio di come una calzatura possa essere completamente riciclabile.


«Essendo monomaterica, la scarpa può essere interamente riciclata per produrre una nuova suola: è un esempio concreto di ecodesign», spiega Luciano Morichetti di Olians Plast, casa madre di Re.Nova.Plast.

La stessa suola riciclata è già utilizzata dal brand marchigiano Accricco, che produce sneakers artigianali su ordinazione e personalizzabili.

riciclo tessile, la sneaker aricco con suola Olifour in TPU riciclato
La sneaker Accricco con suola Olifour in TPU riciclato.

Charlie integra anche un Passaporto Digitale di Prodotto (DPP), che raccoglie informazioni su materiali, filiera, impatto ambientale ed emissioni di CO2.

«Garantiamo tracciabilità e trasparenza: chi oggi comunica questi dati è già pronto per le normative future», conclude Morichetti.

Daedalus: la macchina che seleziona i rifiuti tessili

Nel distretto tessile di Prato, Next Technology Tecnotessile, Società nazionale di ricerca e cluster tecnologico, ha ideato Daedalus, un macchinario capace di riconoscere e selezionare i rifiuti tessili per composizione, colore e struttura.

Oggi meno dell’1% dei tessili viene riciclato in nuova fibra, ma l’Ue punta al 30% entro il 2030. Con l’obbligo di raccolta differenziata, velocizzare e migliorare la selezione è fondamentale.

Riciclo tessile, foto della macchina Daedelus al completo
Daedalus, la macchina intelligente per la selezione dei rifiuti tessili di Next Technology Tecnotessile.

«Daedalus usa un algoritmo di intelligenza artificiale addestrato a riconoscere i capi in base alle fibre, al colore e alla struttura tessile», spiega l’ingegnere Luca Montomoli di Next Technology Tecnotessile.


Un aspetto cruciale per un buon riciclo, soprattutto se meccanico, è riconoscere non solo la composizione, ma anche la struttura del capo: «Sapere se un tessuto è a maglia o compatto fa la differenza – continua Montomoli – perché i capi a maglia consentono di recuperare fibre più lunghe, mentre quelli a trama fitta richiedono più tagli, accorciando le fibre e riducendone la qualità e il valore».

Daedalus in versione dimostrativa a Ecomondo 2025.

Anche la selezione per colore è essenziale, in quanto riduce e persino azzera l’uso di tinture, rendendo il processo del riciclo ancora più sostenibile.

La macchina può selezionare oltre 60 capi al minuto, ma non sostituisce l’uomo: «È uno strumento che velocizza e migliora il lavoro dei cenciaioli, mantenendo la valutazione finale nelle loro mani ed esperienza», precisa Matteo Lepri, project manager di Next Technology Tecnotessile.

Dadedalus è in continua evoluzione e può essere addestrata secondo le esigenze del cliente.

Nel riciclo tessile l’innovazione da sola non basta

L’innovazione è una condizione necessaria, ma non sufficiente per ridurre l’impatto ambientale del settore tessile e moda e preservare risorse naturali preziose.

Perché il sistema diventi davvero circolare, serve produrre meno e meglio, e abbandonare la cultura dell’usa e getta.

Comprare più del necessario, solo perché costa poco, significa alimentare un modello insostenibile.
Ridurre sprechi e inquinamento – dalle microplastiche ai rifiuti tessili – è una responsabilità condivisa: delle aziende, delle istituzioni e di chi sceglie cosa indossare.

Foto in apertura: Ufficio stampa Pulvera

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