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sneaker sostenibili, esempio di scarpe da ginnastica verde endossate
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Cerchi sneakers sostenibili? I materiali non sono tutto

Scopri perché le sneakers sostenibili non si misurano solo dai materiali: dati, impatto ambientale ed ecodesign per scelte consapevoli.

Le sneakers sono ormai parte dello stile quotidiano e si abbinano ai look più diversi, dall’elegante al casual. Non sorprende che sempre più marchi dichiarino di produrle in chiave sostenibile. Ma a che punto siamo davvero?

Uno studio della Queen Mary University di Londra (“An analysis of sustainability and performance indicators in Eco-Conscious trainers’ brands”) ha analizzato 13 marchi, dai più piccoli alle grandi aziende, impegnati nella produzione di sneakers sostenibili. L’obiettivo non era stilare una classifica, ma capire quali risultati sono stati raggiunti e quali sfide restano aperte. Il quadro emerso è chiaro: l’attenzione si concentra soprattutto sui materiali, mentre restano indietro altri aspetti cruciali della sostenibilità ambientale, oltre che sociale ed economica.

Sneaker sostenibili, due modelli color bianco indossati sotto gonna donna e pantalone uomo. Look eleganti
Dagli stili e forme più disparati, le sneakers ormai sono a prova di qualsiasi look.

La complessità di una sneaker

Produrre sneakers è un processo molto più articolato che realizzare un capo d’abbigliamento. La FDRA, associazione del settore calzaturiero statunitense, spiega che per una camicia possono bastare 5 materiali e componenti, mentre per una scarpa sportiva se ne possono superare anche 70. Per arrivare al prodotto finito servono poi dai 100 ai 360 passaggi di assemblaggio.

Negli ultimi anni sono stati introdotti materiali innovativi, riciclati o bio-based, ma i materiali plastici derivati dal petrolio restano predominanti: poliestere, poliuretano termoplastico (TPU), PVC, colle, resine e metalli come rame, alluminio e acciaio. Solo il 20% dei materiali utilizzati nel settore è costituito da tessuti.

Una filiera difficile da seguire

La complessità si riflette anche nella catena di fornitura, spesso molto lunga e frammentata. I numerosi componenti di una sneaker possono provenire da fornitori in diverse parti del modo.

Non stupisce quindi che nel 2023 solo il 29% dei marchi intervistati da FDRA, avesse una mappatura completa di tutta la filiera.

Sneakers: un mercato che corre

La popolarità delle sneakers si misura anche nei numeri. Secondo Statista, nel 2025 il fatturato globale raggiungerà 89,34 miliardi di dollari, di cui oltre 25 miliardi negli Stati Uniti. Nel 2022 sono stati venduti 1,2 miliardi di paia di sneaker e, se le previsioni saranno rispettate, entro il 2030 si arriverà a 1,5 miliardi.

Un’indagine di Mintel rivela che il 77% dei consumatori statunitensi ha acquistato almeno un paio di scarpe da ginnastica nel 2022, mentre il restante ne compra tre o più nello stesso anno.

Sneaker sostenibili, ragazza in negozio sceglie un paio di sneaker
Entro il 2030 si prevede la vendita di 1,5 miliardi di scarpe da ginnastica.

L’impatto ambientale delle sneakers

La crescente domanda di sneakers, spinta anche dalle continue proposte, non è priva di conseguenze. L’ampio uso di materiali sintetici contribuisce al rilascio di microplastiche, mentre i processi di assemblaggio richiedono molta energia.

Uno dei problemi più grandi è il recupero a fine vita: essendo composte da molti materiali diversi, le sneakers sono difficili da disassemblare per il riciclo.

Così, negli Stati Uniti, oltre 300 milioni di paia finiscono ogni anno in discarica e il 95% non viene recuperato. I tempi di degradazione possono andare dai 40 ai 1000 anni.

Emissioni di gas serra delle sneakers e calzature

Secondo il Report della Footwear Foundation Innovation, un paio di sneakers da donna in materiali sintetici vergini, prodotta in Cina e venduta negli Stati Uniti, genera circa 6,7 kg di CO₂ equivalenti durante l’intero ciclo di vita.

Su scala globale, la produzione annuale di calzature — circa 22 miliardi di paia — rappresenta, secondo questo studio, lo 0,45% delle emissioni totali di gas serra. Un dato più basso di oltre la metà rispetto alle stime di dieci o quindici anni fa, ma che non deve ridurre la spinta a migliorare. Tanto più che si tratta di un dato medio: ogni calzatura per componenti, materiali, processi e tecniche di produzione e costruzione, produce emissioni di carbonio specifiche.

Sneakers a basso impatto: la chiave è nell’ecodesign

Dallo studio della Queen Mary University emerge che i 13 marchi analizzati impegnati nella produzione di sneakers sostenibili si concentrano soprattutto sulla sfera ambientale (65%), mentre sono meno attivi su quella economica (28%) e sociale (8%), altrettanto importanti all’interno di una produzione responsabile a 360°.

In particolare, sulla sostenibilità ambientale il focus è sui materiali (64%) da quelli riciclati a quelli bio-based. Seguono la distribuzione sostenibile (12%), il recupero a fine vita (9%), la manifattura sostenibile (8%) e, in fondo alla classifica, l’ecodesign (7%).

sneaker sostenibili: un cumulo di scarpe da ginnastica.
Acquistare con parsimonia: una sneaker può “sopravvivere” in discarica fino a 1000 anni.

Eppure, è proprio l’ecodesign a tenere insieme tutti i pezzi: significa pensare, già in fase di progettazione, all’intero ciclo di vita del prodotto, prevedendo che a fine utilizzo possa essere facilmente smontato per recuperare e riutilizzare materiali e componenti.

Senza questo approccio circolare, anche la sneaker con i materiali più innovativi rischia di essere irrecuperabile.

Leggi anche: Cos’è la moda circolare? Significato, esempi e perché è importante

In conclusione

Il percorso verso la sostenibilità del settore delle calzature è lungo e complesso. Tanto che, per il numero di materiali e processi coinvolti, è stato paragonato a quello dell’industria automobilistica.

Ma, nel nostro piccolo, possiamo fare la differenza: acquistare solo ciò che serve, privilegiare brand impegnati nella moda sostenibile , oltre che prolungare la vita delle nostre sneakers, sono passi concreti verso un consumo più responsabile.

Foto: Canva

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