Fino al 10 gennaio 2026, e con ingresso gratuito, il complesso dei Musei di San Salvatore in Lauro a Roma ospita Il Thoub Palestinese. Identità in Ricamo, una mostra multimediale itinerante che celebra gli abiti cerimoniali ricamati dalle 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐩𝐚𝐥𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐞𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝟏𝟖𝟎𝟎 𝐞 𝐢𝐥 𝟏𝟗50. Un viaggio attraverso l’arte del ricamo tradizionale (tatreez) e il ruolo centrale delle donne nella trasmissione della memoria culturale.
Dopo la tappa romana la mostra si trasferisce al Palazzo ducale di Massa Carrara dal 24 gennaio al 1° marzo.
Sempre nel complesso museale di San Salvatore in Lauro, da non perdere la visita a Bethlehem Reborn. Le meraviglie della Natività, dedicata al lungo restauro della Basilica della Natività di Betlemme. Due mostre diverse, ma unite da un filo comune: la cura come atto di umanità, di rinascita e di speranza.

Il Thoub Palestinese. Identità in Ricamo
Il ricamo palestinese è patrimonio culturale immateriale UNESCO
Il tatreez è il ricamo tradizionale palestinese, così prezioso che è stato inserito nel Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO nel 2021. Non solo per la sua bellezza formale, ma per il valore storico e simbolico che racchiude. Ogni ricamo è un racconto cucito, un archivio di saperi tramandati nel tempo, capace di attraversare generazioni, territori e confini.
I thoub: abiti che raccontano identità e appartenenza
Il 𝒕𝒉𝒐𝒖𝒃, l’abito tradizionale da cerimonia palestinese, è una sorta di manto largo a maniche lunghe, fatto a mano e ricamato con motivi e colori dei più vari. Non è un semplice capo di abbigliamento, ma una forma di espressione.


Nelle aree rurali della Palestina storica e tra le comunità beduine, il 𝒕𝒉𝒐𝒖𝒃 comunica l’identità delle donne: il villaggio di origine, lo stato civile, il ruolo sociale, ma anche i sentimenti più intimi di desiderio e appartenenza.
In questo linguaggio visivo, l’artigianato diventava espressione personale e collettiva allo stesso tempo.
Tecniche, stili regionali e materiali della Palestina storica
La mostra presenta un’ampia varietà di tecniche tradizionali, tra cui tahriri (couching), tashreem (patchwork) e manajel (rilegatura), insieme ai principali stili regionali. Ogni elemento è inserito nel contesto della vita quotidiana e della cultura palestinese, restituendo una visione complessa e stratificata di questa pratica.

Un percorso espositivo immersivo e multimediale
La mostra, curata da Taisir Masrieh Hasbun, realizzata dalla rivista “This Week in Palestine” in collaborazione con AssopacePalestina e coordinata dall’Ambasciata della Palestina presso la Santa Sede, si sviluppa in due sale. Il cuore dell’esposizione è composto da dodici strutture retroilluminate che riproducono i thoub provenienti da diverse regioni della Palestina storica. Stampate su policarbonato e illuminate da LED interni, permettono di osservare da vicino ogni dettaglio del ricamo.
Le immagini derivano da thoub originali, molti dei quali hanno più di cento anni, provenienti dalle collezioni di Maha Abu Shusheh, George Al Ama, Maha Saqa e Bank of Palestine.
Ogni abito è accompagnato da un pannello descrittivo e dalla riproduzione di un dipinto dell’artista palestinese Sleiman Mansour, che ritrae scene di vita quotidiana di donne nei loro abiti ricamati.


pettorali realizzati nell’area di Betlemme.
Tra immagini, suoni e memoria della diaspora
Il percorso è arricchito da thoub originali con accessori completi della collezione del Tiraz Centre di Widad Ka’war, da gioielli storici, materiali d’archivio e contenuti multimediali. Video e fotografie raccontano la vita delle donne palestinesi prima e dopo la Nakba, fino alle esperienze delle generazioni che vivono oggi nella diaspora.
Un progetto sonoro trasforma i motivi del ricamo in note musicali, creando un sottofondo che accompagna la visita e rafforza il legame tra gesto artigianale, memoria e creatività contemporanea.

In dialogo con Betlemme
Bethlehem Reborn e il restauro della Basilica della Natività
All’interno dello stesso complesso museale si inserisce Bethlehem Reborn. Le meraviglie della Natività, mostra multimediale ed itinerante dedicata alla Basilica della Natività di Betlemme, luogo simbolo per milioni di persone e sito riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Dieci anni di lavori per restituire un patrimonio dell’Umanità
L’esposizione racconta il lungo intervento di restauro avviato nel 2013, durato quasi dieci anni, che ha restituito splendore alla basilica dopo secoli di degrado. Un progetto sostenuto dal Governo Palestinese con il supporto della comunità internazionale, realizzato in dialogo tra i tre ordini religiosi che custodiscono il luogo: greco-ortodosso, cattolico francescano e armeno. Anche questa mostra è a ingresso libero.

Dalla storia alla rinascita contemporanea
Il percorso si sviluppa in cinque sezioni cronologiche. Testi, immagini e video accompagnano il visitatore dalla grotta venerata dai primi cristiani alla basilica costantiniana, fino alla ricostruzione voluta da Giustiniano nel VI secolo. Dopo il lungo periodo di declino, la mostra si chiude con la rinascita contemporanea, svelata in un video finale che mostra la basilica nella sua ritrovata bellezza.
Filo, cura, restauro e speranza
Accostate nello stesso spazio, le due mostre costruiscono un dialogo silenzioso ma potente. Alla cura paziente del filo si affianca quella del restauro: due gesti diversi che parlano di memoria e di identità. Un messaggio di umanità e di speranza che attraversa il tempo e continua a essere ricostruito, punto dopo punto